"Come avevamo previsto sin dal giorno del suo insediamento, il neo presidente del Perù, Pedro Castillo, ha già dovuto dare vita ad un rimpasto governativo e accettare le condizioni imposte dalle forti destre parlamentari. A tre mesi dall'insediamento il progetto politico del neo presidente sta subendo forti rallentamenti e sta trovando enormi ostacoli politico-istituzionali e, se non sarà capace di mobilitare le masse povere del paese, e' facile che le agguerrite opposizioni di destra riescano a mandarlo via o a sottomettere il governo alla agenda politica delle destre, dimostrando, una volta di più, che il cambio politico reale del Perù non potrà mai avvenire per via democratica, né tanto meno pacifica, proprio come da oltre trent'anni vanno costantemente sostenendo i sostenitori e i tanti militanti del Partito Comunista del Perù, meglio noto come Sendero Luminoso.
Circolo Culturale Proletario di Genova"
Perù, un nuovo governo più gradito alle destre
Claudia Fanti, 08.10.2021, “Il Manifesto”
America latina. Il rimpasto del presidente Castillo dopo la «rinuncia», da lui sollecitata, del premier Bellido. Seguita da quella di tutti i ministri
Il presidente Pedro Castillo
© Ap
Nella
sinistra peruviana c’è il grande timore che il presidente Castillo segua le
orme di Ollanta Humala – è stato coniato al riguardo persino un verbo,
“humalizarse” -, cioè che, proprio come quell’ex presidente (2011-2016),
finisca per tradire gli impegni di cambiamento assunti con l’elettorato.
Un timore che una parte dei suoi sostenitori vede confermato nella rinuncia –
sollecitata da Castillo – del premier Guido Bellido e del ministro del lavoro
Iber Maraví, quest’ultimo in realtà con il destino già segnato, essendo pronta
per lui la «censura», per i suoi presunti vincoli con Sendero Luminoso, da
parte del Congresso.
STRETTO
NELLA MORSA della sistematica offensiva dell’opposizione da un lato e
delle pressioni del suo stesso partito, Perú libre, dall’altro, Castillo ha
operato una scelta che, dopo le controverse dimissioni del ministro degli
Esteri Héctor Béjar e la sua sostituzione con l’assai più conservatore Oscar
Maúrtua, appare come un nuovo cedimento alla destra.
Avendo la rinuncia del premier portato con sé quella di tutti i ministri,
Castillo ha annunciato mercoledì sera il nuovo governo, affidando la presidenza
del Consiglio dei ministri all’avvocata ambientalista del Frente Amplio Mirtha
Vásquez, già presidente del Congresso sotto la presidenza ad interim di
Francisco Sagasti e nota per aver difeso Máxima Acuña, premio Goldman per
l’ambiente nel 2016, nella sua battaglia contro la compagnia mineraria
Yanacocha.
Una figura
senz’altro meno divisiva di quella di Bellido, la cui nomina aveva sollevato
subito un vespaio di polemiche: non solo per la sua stretta vicinanza al
segretario generale di Perú libre Vladimir Cerrón, il nemico numero uno delle
destre, ma anche per certe sue dichiarazioni misogine e omofobe.
Che, dopo Béjar e Maraví, la destra mirasse a liberarsi di Bellido, non era del
resto un mistero, tanto più dopo la minaccia di nazionalizzazione da lui
rivolta al consorzio Camisea, il più grande produttore di carburante in Perù,
nel caso in cui si fosse opposto a rinegoziare il suo contratto con lo Stato,
benché la sua minaccia fosse poi stata ridimensionata da Castillo, in uno dei
tanti esempi di mancanza di unità all’interno della compagine governativa.
IN QUESTO
QUADRO, Castillo aveva dinanzi a sé due strade: andare allo scontro
con il Congresso o tentare la strada di un governo meno conflittuale. E ha
imboccato la seconda, confermando ministri più graditi alla destra come Maúrtua
(la cui posizione anti-Maduro ha creato maretta a sinistra) o come il ministro
dell’Economia Pedro Francke, nominandone altri dal profilo più moderato e
puntando su una figura rispettata come quella di Mirtha Vásquez, certamente più
funzionale all’obiettivo del presidente di «promuovere il dialogo, la
governabilità e il lavoro di squadra», al fine di «lottare per i più
vulnerabili».
Che possa riuscirci, però, è tutto da vedere, di fronte a una destra impegnata
ad alzare l’asticella delle sue pretese dopo ogni punto messo a segno contro il
governo.